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Bari e i graffiti griffati

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Ok, Londra è lontana, però le strade sono strade e l’arte è arte, anche qui, anche a Bari. Sicuramente i pedoni londinesi avranno maturato una maggiore sensibilità verso ciò che rende splendide le vie che calcano ogni giorno, ma anche nella città di San Nicola, tra una ruota di focaccia e un peronicino, ci si aspetterebbe un pizzico di entusiasmo in più nei confronti dell’arte di strada. E invece no, a Bari street art fa ancora rima con vandalismo, come se la grammatica sghemba degli imbrattamuri e i pezzi di Banksy fossero la stessa cosa. È di questi giorni, infatti, la richiesta da parte della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di cancellare l’opera “nicolaiana” che da qualche tempo colora l’angolo grigio di uno dei più grigi sottovia di Bari, non il solito tag inneggiante i colori della squadra dei galletti, ma l’opera di quel Ozmo che tanto viene celebrato in tutto il resto del mondo. Fa bene allora il sindaco Antonio Decaro a opporsi a un diktat dal sapore iconoclasta, anche se più di qualcuno sostiene che la scelta serva a farsi perdonare la scivolata di qualche tempo fa, quando si mostrò fin troppo miope davanti a un murales del cileno Hector Carrasco, svanito per sempre sotto le pennellate di una squadra di imbianchini alle prese con banali lavori di ristrutturazione. Anche loro usano pennelli e colori, ma qui bisogna fare chiarezza su ciò che è arte e ciò che non lo è, o finiremo presto per chiamare Ozmo per imbiancare casa.

Oggi sto con Decaro, sto con Ozmo, sto con la street art… e sto pure con Sanda Nicole!